03.EMILIA ROMAGNA / Reggio Emilia
A Casina, nel regno verde di Matilde
03.EMILIA ROMAGNA / Reggio Emilia
A Casina, nel regno verde di Matilde
Vademecum
Appena a oriente di Casina si stende un’ondulato altopiano. Qui si sviluppa la nostra escursione ad anello con partenza e arrivo al capoluogo. Segue in successione il sentiero 1 (Casina - Croveglia, tacche bianco-azzurre), un tratto del Sentiero Spallanzani (Croveglia - Mulino del Tasso, tacche bianco-rosse), e il sentiero 10 (Mulino del Tasso - Casina, tacche bianco-azzurre). Con tranquillità occorre una giornata di marcia affrontando dislivelli continui ma non eccessivi.
Dove mangiare. Il Mulino del Tasso (tel. 0522.608226 – 335.5219086) è un ottimo ristorante a circa metà del cammino con aggiunta di B&B.
Dove dormire. A Casina si può alloggiare nell’accogliente Albergo Sara, via Foina 8, tel. 0522.609142. Le autolinee ACT (tel. 0522.431667) collegano circa ogni ora Reggio Emilia con Casina.
Internet: http://www.comune.casina.re.it/
Itinerario pubblicato su AIRONE 173, settembre 1995. Aggiornato il 12.12.2009.
Vorrei questa volta suggerirvi una passeggiata a Casina, una borgata dal nome simpatico, adagiata nell’Appennino Reggiano in una sconfinata cornice di verdi colline. Qui non c’è bisogno di andar lontano, di programmare viaggi, di prendersi lunghe vacanze. Basta avere a disposizione una giornata: da Reggio Emilia inerpicarsi in auto o in bus su per la valle del Crostolo e arrivare dopo una trentina di chilometri nel cuore di una regione dall’aspetto felice, fatta di spalti ombrosi e ripiani prativi, sopra un grande letto di arenaria tormentato dal capriccioso andamento dei torrenti, frastagliato in valli e vallecole che vanno da ogni parte a movimentare il paesaggio. Sparsi quà e là casali, piccoli abitati, torri dove il segno della storia è impresso nella bruna pietra argillosa, memore degli antichi fasti canossiani. Qui, d’appresso, sono infatti le terre di Matilde di Canossa, fedele alleata del Papato durante le lotte con l’Impero per le investiture.
A Casina, così come negli altri vicini comuni di Carpineti, Vezzano, Scandiano, una lungimirante amministrazione ha imboccato la strada della valorizzazione dei beni culturali avviando recuperi, rianimando passate tradizioni, reinterpretando le risorse del territorio sottoforma di un’offerta escursionistica adatta soprattutto a un turismo di ricerca e curiosità. Esperti e volontari hanno ricostruito l’antica rete dei percorsi pedonali, attrezzandola e documentandola. I crinali di questo lembo di Appennino sono coperti da due itinerari escursionistici: il Sentiero dei Ducati a ovest che, in più tappe, dalle terre matildiche punta al Tirreno; e il Sentiero Spallanzani a est, che ricalca i luoghi esplorati dall’illustre naturalista di Scandiano, alla metà del Settecento. Una trama di percorsi trasversali collega questi due assi portanti. Abbiamo scelto per i nostri lettori solo un assaggio fra le decine di invitanti proposte; quasi un compendio delle attrattive naturali di questa zona.

1. Il Lago dei Pini. Il lembo di territorio che andiamo ad attraversare ha un’orografia complessa ma non accidentata: morbide ondulazioni cullano i vostri passi attraverso i prati, campi di grano, gli umidi recessi dei rivi o i più aridi dossi di arenaria. Le visuali mutano di continuo e lo scenario si anima ora di villaggi, ora di lontani contrafforti montani. La prima meta è il riposante Lago dei Pini, a pochi minuti da Casina.
2. Paulli. Giunti al piede di una conca coltivata (attenzione qui all’intersezione dei sentieri!) si sale in direzione dell’isolato casale di la Fabbrica e del borgo di Paulli. Avrete già notato, i castagni, le querce e i carpini che popolano le macchie boschive sui pendii più acclivi che non sono stati guadagnati dalle colture. Sul ciglio del sentiero molti fiori, comuni delle bordure, fra cui con le sue spighe rosa brillante la lupinella, pianticella foraggera spesso accompagnata dalla meno appariscente Festuca ovina.
3. Valcava. Sulla cima del colle più alto, passati accanto a ciliegi selvatici e a un pozzo, sta Valcava, una corte settecentesca cui si accede da un bel portale. In mezzo, sorretta da un basso corpo di fabbrica, si erge l’antica casatorre ornata da mensolini dove i conci sono posti a spigolo e dai fori della colombaia. Animali ruspanti, alcune minacciose oche e due magnifici pavoni fanno da corteo al nostro cammino. Poco discosto l’oratorio dedicato a San Vincenzo da cui si gode una magnifica vista sulla lontana Pietra di Bismantova.
4. La pineta. Il sentiero, percorso il crinale, affonda in un’oscura selva dove alligna una rara associazione a pino silvestre, forse qui ai margini estremi del suo areale. Favorito dal clima umido di questa riparata pendice, rivaleggia con le roverelle, i frassini, i carpini. La sua chioma nereggiante contrasta con i rami di un vivace rosso sanguigno.

6. Ca’Mattioli. L’itinerario si dirige ora, seguendo un tratto del Sentiero Spallanzani, verso la frazione Giandeto con la sua elegante parrocchiale barocca posta su uno sprone. Poi il percorso scende verso l’incavo del Fosso delle Ripe non prima di aver toccato Ca’ Mattioli, altro insieme di case contadine, preceduto da una monumentale fontana, purtroppo a secco. Chi ha l’occhio attento alla morfologia dei luoghi potrà facilmente distinguere l’alternarsi degli strati arenacei e dei lembi argillosi che compongono queste colline: sono materiali che si sovrappongono l’uno all’altro proprio come pacchi di carta da macero. Le argille sono portate allo scoperto laddove i torrenti incidono le valli e talvolta questi si sono ritagliati il loro corso proprio cercando le rocce più erodibili divagando a lungo fra i rilievi prima di imboccare la via per la pianura.
7. Il Monte delle Ripe. Alla sella del Monte delle Ripe si accede dopo una faticosa salita, su una dilavata scarpata di arenaria. Qui si ergeva il castello di Giandeto, appartenuto ai Fogliani, signori nel tardo Medioevo di gran parte della valle del Tresinaro. Muti e seminascosti dalla vegetazione stanno alcuni ruderi di un torrione. Oltre la sella, si imbocca un bel sentiero nel bosco che scende rapido al Mulino del Tasso, un meritato angolo di riposo sulle sponde di un piccolo bacino per la pesca sportiva.
8. Semiago. Imboccato il sentiero 10 (nel primo tratto sulla strada asfaltata) si arriva a Semiago, borgata che come le altre della zona innalza orgogliosa una torre colombaia. Si sale una ripa fra i campi guadagnando un orizzonte sempre più ampio (possono servire di riferimento le paline del metanodotto) fino a raggiungere il crinale che dal Monte delle Ripe si protende in un’alternanza di selle e dossi fino a Casina. C’è un tratto del percorso, dopo il casale di Cipiolla, che potrebbe essere definito un monumento di architettura vegetale: lo stradello vi si adagia a pena incavato; i fusti dei frassini sporgono dalle coste e subito si rizzano verso l’alto finché le chiome dall’una e dall’altra parte si incontrano a formare una galleria vegetale.

“A piedi e con cuore leggero m’avvio per libera strada / In piena salute e fiducia, il mondo offertomi innanzi / Il lungo sentiero marrone pronto a condurmi ove voglia” (Walt Whitman)
In alto, da sinistra a destra: ritmi di campi e boschi sopra Semiago; la fontana monumentale di Ca’ Mattioli; uno scorcio della campagna presso il Fosso delle Ripe.
Qui in alto: Canicchia; e sotto, Semiago vista da Maiola.
Negli acquarelli: in alto, il nucleo di Croveglia, ricordato in un documento nel 1218; in basso, campagna coltivata nella valle del Rio Poncema.
Testi, foto, disegni di Albano Marcarini