15.CAMPANIA / Avellino
Aquilonia Vecchia, villaggio di memoria
15.CAMPANIA / Avellino
Aquilonia Vecchia, villaggio di memoria
Vademecum
Punto di partenza e arrivo: Aquilonia. Si raggiunge in auto da Napoli (km 145) seguendo l’A 16 fino allo svincolo di Avellino Est, quindi le superstrada 7 e 7dir C in direzione di Melfi. Giunti alla stazione di Calitri s’imbocca la statale 399 per Calitri e Bisaccia. La diramazione per Aquilonia si trova 10 km dopo Calitri.
Tempo di percorrenza: 2 ore su strade comunali, asfaltate e sterrate. Percorso non segnalato.
Dislivello: 272 metri.
Periodo consigliato: fino a giugno, da ottobre in poi.
Dove mangiare. All’Antica Osteria Grillo d’Oro, via Mancini 195, nel vicino comune di Bisaccia, vero rifugio della tradizione culinaria irpina, tel. 0827.89278.
Dove dormire. Al Tufiello, nobile azienda agrituristica di Calitri (a poca distanza dal bivio per Aquilonia), tel. 0827.38851-081.5757604, www.iltufiello.it
Indirizzi utili: Museo etnografico di Aquilonia (raccoglie dal 1995 un ricchissimo materiale e documenti della cultura contadina locale), tel. 0827.83123-83031, www.carunar.it
Itinerario pubblicato su BELL’ITALIA 224, dicembre 2004. Aggiornato il 13.12.2009.
Su borghi e villaggi, abitati per secoli, scende un malinconico silenzio, anche se - occorre dire - fenomeni di questo genere si sono ripetuti a ondate nella storia. Nel Medioevo, centinaia di sedi umane stabili furono abbandonate e ripopolate dopo molto tempo e solo in parte.

Il 23 luglio 1930 il paese fu scosso dal sisma che causò 231 morti e oltre un migliaio di feriti. Le case furono quasi del tutto distrutte. La gravità dei danni convinse della necessità di ricostruire Aquilonia altrove. Il nuovo paese, secondo la prassi fascista, fu rifabbricato in soli tre mesi con una moderna maglia ortogonale e basse casette antisismiche. Del vecchio abitato si perse memoria, divenendo luogo di nessuno, coperto di erbacce e di muri cadenti. Della sua riscoperta e valorizzazione si cominciò a parlare qualche anno fa e oggi il sito si presenta come un singolare Museo della memoria. Si sono riscoperte le strade selciate, si sono rizzate le murature delle case, senza però completarle di modo che resti a perenne ricordo il crudele destino che colpì Aquilonia e i suoi abitanti.

Se avete tempo a disposizione chiudete la passeggiata con il percorso indicato nella cartina. Prevede un anello che dal vecchio paese scende al vallone di San Vito e risale all’omonima badia, in un paesaggio di colture promiscue, ancora privo di contaminazioni moderne. Dinanzi alla badia s’innalza una quercia di eccezionali dimensioni che ha visto l’evolversi della piccola chiesa, forse non dal suo primo impianto, nell’XI sec., ma certamente da almeno quattro o cinque secoli in quà.
1.L’escursione inizia dalla parte più elevata di Aquilonia. Si esce per Via De Gasperi. Superati gli impianti sportivi, si segue la strada accanto al camposanto che s’inoltra nella campagna e aggira un dosso.
2.Alla fine di una discesa si giunge di fronte all’oratorio della Maddalena (sec. XIX). Piegando verso sinistra, su asfalto, si perviene al Museo delle città itineranti, che precede i resti di Aquilonia Vecchia.
3.Dopo la visita del villaggio-museo si continua sulla rotabile fino al bivio che, a sinistra, conduce con una ripidissima discesa verso valle.
4.Scesi nel fondovalle s’incontra un crocicchio di strade. Si segue a sinistra quella in salita, lasciandola circa 200 metri più avanti per una strada sterrata che s’inoltra nel vallone di lo Padre. Da qui si sale alla badia di S. Vito.

Ho scandagliato l’Italia per anni alla ricerca di isolati villaggi, ultime memorie di culture e sedi umane perdute nel tempo e nello spazio. La ricerca non è stata faticosa, ma triste. Alpi e Appennini denunciano pesanti fenomeni di abbandono e i luoghi meno favoriti risentono dell’inevitabile attrazione dei grossi centri.
In alto, da sinistra a destra: i ruderi lasciati al vivo di Aquilonia Vecchia; una strada del villaggio; l’edificio del Museo delle città itineranti.
Qui sopra: una quercia. Negli acquarelli: portali e setti murari del villaggio, e, sotto, il pilastrino della Contrada S. Croce.
Testi, foto, disegni di Albano Marcarini