78. FRIULI VENEZIA GIULIA / Trieste
La trenovia di Opicina
78. FRIULI VENEZIA GIULIA / Trieste
La trenovia di Opicina

-Tre minuti… poi parte! – dice il barista al chiosco di piazza Oberdan asciugando con forza un bicchiere.
Fuori dalla porta c’è un tram color blu e panna. Qualcuno è già dentro, seduto. Il tempo veloce di sorbire un caffè e salgo anch’io. È domenica mattina. La vettura si riempie in fretta. Tanti triestini, bimbi, mamme, ragazze con la tuta, un paio di cagnolini, una coppia di turisti ‘fai da te’. Tutti pronti a far due passi all’Obelisco, giù per la Strada Napoleonica, magari fino a Prosecco a vedere i free-climbing sulla parete del Monte Grisa o a mangiare pane e prosciutto al ristoro di Borgo S. Nazario. Per questi e per tanti altri buoni motivi si prende la tramvia di Opicina.
La vettura sobbalza come se avesse preso una scossa e parte allegra per le vie di Trieste. Dopo due curve però si ferma, cambia di binario e retrocede di qualche metro. Gli ignari pensano a un imprevisto. No, si sente un altro colpo, secco, di respingente. Uno strano aggeggio si è attaccato dietro e ora comincia a lavorare di spinta. La vettura sembra sollevarsi e riparte con impeto.
-Si chiama carro-spinta – avverte il manovratore – perché ci spinge nel tratto più duro della salita, dove c’è la funicolare.

Lo chiamano tramway, tramvia, elettrovia o anche trenovia, o più popolarmente ‘dentada’ per via che nel tratto più acclive la trazione fu in origine a cremagliera. Forse perché cammina in modo così strano non gli si può dare un nome solo. È il caso di saperne di più. Apro la mia guida, datata 1904, due anni dopo l’inaugurazione. «La linea, di 6,2 km, è a scartamento ridotto, con pendenza 6-9% a semplice adesione e fino a 25% per un tratto di 869 metri, in cui la vettura automotrice è spinta o frenata da un locomotore elettrico supplementare. Vi sono queste fermate: piazza Scorcola, Romagna Scorcola, Cologna, Conconello, Banne, Poggio Reale (già Obelisco, quota m. 344, massima della linea, 30 min. da piazza Oberdan). Tariffa unica: lire 1, con lieve aumento nelle feste. Parte ogni mezz’ora e anche più spesso, secondo stagioni e giornate. Le domeniche e le feste col I e II treno, si accettano biciclette».


A Poggioreale il tram si svuota. La gente svanisce nelle pinete, c’è chi corre, chi cammina, chi resta fermo, sedotto dal panorama. Tornerò qui dopo con l’idea anch’io di fare una bella passeggiata. Prima m’interessa Opicina, o meglio Opˆcine come dicono coloro che la abitano in maggioranza. È ancora un grosso villaggio, a metà fra l’ordine svizzero dei suoi villini e l’animazione del mercato orientale. C’è il confine a pochi passi e anche se non ha più l’impenetrabilità del recente passato è ancora un limite tangibile. Ora, con la Slovenia in Europa, si passa facilmente per lanciarsi in bicicletta sugli esaltanti sentieri del Carso o per cercare qualche accogliente ‘osmizza’, le rustiche osterie dell’altopiano. Oggi a Opicina c’è festa, gente che balla per la strada, ‘vin-brulè’ offerto ai passanti. Paolo Rumiz mi segnala via ‘sms’ la pasticceria St-Honorè. Non mi faccio pregare. Si assaggiano certe deliziose pralines di cioccolato fondente a forma di tram di Opicina!
La passeggiata a piedi con partenza dalla fermata Obelisco riguarda la Strada Vicentina, panoramicissimo belvedere sul Golfo di Trieste, fino alle porte di Borgo S.Nazario e il ritorno dapprima lungo il sentiero di cresta, passando per la Vedetta d’Italia, deplorevolmente in abbandono, e quindi per l’imponente santuario di Monte Grisa. In totale circa 2 ore e 30 minuti di marcia, senza difficoltà.
Il tram di Opicina (linea 2) parte da piazza Oberdan a Trieste (5 minuti a piedi dalla stazione Fs). Il biglietto (3,50 Euro per una giornata) si acquista al chiosco della stazione. Per gli orari: www.triestetrasporti.it
Alla fermata di Poggioreale-Obelisco si dipartono numerosi sentieri lungo l’orlo dell’altopiano; il più battuto si dirige a Prosecco lungo la Strada Napoleonica (1 ora e 20 minuti). Da Opicina un lungo giro in mountain bike (TC mtb, Traversata del Carso) raggiunge Trebiciano, Padriciano e Draga S. Elia; si torna a Trieste seguendo la pista ciclabile della ex-ferrovia della Val Rosandra. Per queste e altre escursioni, utile la Carta del Carso triestino a scala 1:25.000, Ed. Transalpina.
Occorre una certa pratica dei luoghi per conoscere le ‘osmizze’ per via del loro carattere rustico e informale. A Opicina se ne trovano due o tre ed è bene chiedere in luogo l’indirizzo e soprattutto se sono aperte. La pasticceria Saint Honorè di Opicina è in via di Prosecco 2, tel. 040.213055. Il posto a Borgo S. Nazario dove si mangia pane e prosciutto si chiama Bar da Giovanni e Maria, al civico 196/a, tel. 040.225479.
Itinerario pubblicato su Bell’Italia, luglio 2009.
Il tram… con la badante. Così si potrebbe definire un tram che parte in piano e quando arriva la salita ha bisogno di una ‘spintarella’ per vincere lo sforzo. Sto parlando della pittoresca tramvia che da Trieste sale a Opicina, fantastico retaggio dei mezzi di comunicazione d’antan. Imperdibile se intendete visitare la città giuliana.
Didascalia delle immagini. Nella striscia di testa, da sinistra a destra: la vettura in partenza dal capolinea di Trieste; la Vedetta d’Italia, punto culminante della passeggiata lungo la Strada Vicentina; l’interno della vettura. Qui sopra: due immagini del tram sul percorso.
© Testi, foto, disegni di
Albano Marcarini