85. LOMBARDIA / Bergamo

La ciclabile della Val Brembana

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La ferrovia, fino a 50 anni fa, partiva da Bergamo e arrivava nel cuore della valle, dove una conca di prati addolciva le severità del viaggio. Da lì, con vecchi torpedoni o più spesso a piedi, si raggiungevano i villaggi che si spalmavano su per la china dei monti. Villaggi di pastori e montanari, avvezzi a una vita dura e alle distanze.

Ci sono tradizioni forti in Val Brembana. Soprattutto quella della maschera più nota e allegra: Arlecchino che sarebbe originario di Oneta, un borgo appeso a un prato sopra il fiume. E ci sono storie, vecchie e nuove. Vecchie come quella dei Tasso, a Cornello, ideatori del servizio di posta; nuove, o quasi nuove, come il ‘frizzante’ sviluppo termale di S. Pellegrino, città ‘alla moda’ d’inizio Novecento col suo Grand Hotel, i bagni, la funicolare, il Casinò. Capitava che sul trenino, accanto alle ceste dei polli dei contadini, stavano le valigie foderate di etichette dei rinomati alberghi del bel mondo. Un buffo mix di mondanità e ruralità che aiutava le navigate viaggiatrici inglesi a dare colore ai loro diari e ai valligiani a comprendere che il mondo, a volte, era diverso da come avevano sempre pensato.

La ferrovia non c’è più, divorata il 17 marzo 1966 frenesia automobilistica, con qualche inevitabile rimpianto da consolare i nostalgici. Le sue tracce non si sono perse e quando qualcuno si chiese che farne, balenò l’idea di una pista ciclabile. Ottima idea perché oggi la Ciclovia della Val Brembana, realizzata dalla Comunità Montana e dalla Provincia, è una delle più entusiasmanti escursioni a pedali che si possano fare in Lombardia. Non è la lunghezza in questo caso che conta (appena 20 km) ma l’intensità dello spazio attraversato. Il percorso è un susseguirsi di gallerie, ponti, alte massicciate, sali e scendi, quasi un ottovolante a pedali che, se si prende nel senso della discesa, rischia davvero di farvi volare…

Non si è badato a spese una volta tanto. La pista è costata quasi 5 milioni di Euro. Le gallerie, in pietra a vista, sono illuminate dal basso. Ai margini della carreggiata corrono due strisce luminose: danno l’impressione di un luogo fantastico, l’antro di uno spirito maligno o di una fata ammaliatrice. L’asfalto è liscio come un biliardo e agevola i ciclisti, i pattinatori e chi, in estate, pratica il fondo su rotelle. Cippi in granito segnano la via, la stazione di Lenna è stata rimessa a nuovo, aree di sosta dappertutto…

La ferrovia era stata tracciata in modo intelligente: ora da una parte, ora dall’altra della valle, mai nel mezzo, in modo da avere visuali sempre mutevoli nello spazio di poche decine di metri. La gente che si incontra sul percorso è entusiasta, i valligiani vanno fieri di questa opera e adesso si chiedono perché non averci pensato prima o perché non prolungarla fino a Bergamo.


Dal 2009 si parte da Zogno, qualche chilometro prima del tratto ufficiale, inaugurato nel 2007 fra S. Pellegrino Terme e Piazza Brembana. Si lascia pertanto Zogno passando sotto il portico del santuario della Foppa (sec. XV). Si tratta di un superstite moncone dell’antica strada Priula per il passo S.Marco. Poi la ciclabile si sovrappone al vecchio tracciato della ferrovia, seguendo da vicino la sponda destra del Brembo. La strada statale sta sull’altro lato, più in alto. Alle Tre Fontane (alt. 316) si passa sotto una breve galleria; da qui non si vede, ma la Priula rivela ancora un reliquato. Sta appena sopra la statale e il portico della chiesa della Madonna della Neve a Tre Fontane era un buon punto di sosta per i viandanti. Alle case di Montegrappa (alt. 326, dov’è la diramazione per la Val Serina e, anche, la deperita ex-stazione della ferrovia), la ciclabile si sposta sull’altra sponda del Brembo. Si scorre fra i prati sotto le prime balze del Pizzo di Spino (alt. 958). Sulla sponda opposta il nastro della strada statale con le sue gallerie artificiali ha cancellato ogni preesistenza. Presso il piccolo santuario del Dero (alt. 340) il fondovalle è praticamente occluso dal gigantesco impianto di imbottigliamento della famosa acqua minerale San Pellegrino, probabilmente il più famoso marchio commerciale prodotto in Val Brembana.

Dopo aver sottopassato la nuova variante della strada statale (che qui si infila in una lunga galleria), la ciclabile si confonde con la viabilità comunale, nella frazione Pregalleno (alt. 348). Siamo ormai alle porte di S. Pellegrino. L’abitato, prima dello sviluppo termale, era diviso vari nuclei, il maggiore era in sponda sinistra del Brembo: Piazzo Basso (alt. 346) che, come comune autonomo, faceva il paio con Piazzo Alto, ritta sul versante della montagna.

La ciclabile sfila fra le case di Piazzo Basso e approda alla zona sviluppata, alla fine dell’800, come ricercata località termale. Il massiccio edificio del Grand Hotel simbolizza appieno quella felice stagione:  140 camere, 200 letti, un’immensa cupola paragonata alla sagoma vagante di un dirigibile e un parco d’essenze esotiche.

S. Pellegrino era ritrovo esclusivo di facoltosi soggiornanti, ovvero i «sofferenti di vescica e scioperati» come li aveva classificati il severo Carducci. D’altra parte la cittadina termale non aveva bisogno di così illustre pubblicità. Bastavano i non memorabili versi di tal Pietro Ruggeri da Stabello: «Acqua vitale… rimette fegati / polmoni e cuori / i membri fradici / per mille amori… / Oh i gran miracoli a far fecondi / uteri sterili / e pudebondi. / Se col vin ottimo / unita va / ci porta in estasi / di voluttà».

Il piazzale della stazione è collegato alla zona termale in sponda destra tramite il monumentale Ponte Umberto. Se hai tempo non mancare una passeggiata nel Parco delle Terme, verso il Casinò Municipale e poi prenditi una pausa alla pasticceria sotto i portici di Viale Giovanni XXIII.

Dopo S. Pellegrino iniziano le gallerie, tre per l’esattezza; sull’arco di una di esse spicca la data ‘1905’ anno di entrata in esercizio della ferrovia. Poi un viadotto supera il fiume e la statale riportandoci sul versante destro della valle, sopra le case di S. Giovanni Bianco (alt. 386).

La parte più vecchia dell’abitato poggia sullo sprone alla confluenza fra il Brembo e il torrente Enna, che forma la Val Taleggio. Diversi ponti uniscono le due sponde, alcuni molto belli come quello detto ‘dei Frati’.

Ma non è di ponti che è fatta la storia locale, bensì di eventi miracolosi. Di quello della Sacra Spina vale la pena di parlare, anche per l’attaccamento che vi portano i sangiovannesi. Fra questi l’antenato più illustre fu Vistallo Zignoni, mercenario astuto e coraggioso. Durante la battaglia di Fornovo, combattuta nel 1495 fra le truppe al soldo di Venezia e il re di Francia, Carlo VIII, il nostro Zignoni s’impossessò di un cofanetto con le reliquie della passione di Cristo. Facendone omaggio al Doge, ebbe in cambio una spina dalla Santa Corona per destinarla alla chiesa di S. Giovanni. Da quel momento ogni anno, il Venerdì Santo, si ripetè il prodigio della fioritura della Sacra Spina. Nel 1598 la reliquia fu trafugata. Identificato il colpevole, gli furono inflitti il taglio della mano destra, l’impiccagione e il rogo, ma il miracolo da allora non si produsse più. Si dovette attendere il 1932 per rivedere la reliquia tingersi di una macchia vermiglia. L’evento richiamò a S. Giovanni Bianco 200 mila pellegrini e si dice avvenga ogni volta che il Venerdì Santo cade il 25 del mese di marzo.


La preziosa reliquia è conservata nell’austera Parrocchiale, appena al di là dei ponti sul torrente Enna (quello più basso appartiene alla Priula). Accanto ai ponti una massiccia casa del XV secolo - il palazzo Boselli - rivela nel basamento un originario assetto fortificato. Dinanzi alla chiesa, al di là della strada di valle, si protende piazza Zignoni con la statua del prode condottiero. Belle palazzine dei secoli XVII e XVIII fanno da cornice, attraversate da vòltoni dove si radunavano un tempo le merci dirette nell’alta valle o nella confluente Val Taleggio.

Si attraversa la piazza e si imbocca Via Corsarola, antico transito della Priula, uscendo, dopo un sottoportico, all’incrocio con la strada per la Val Taleggio. Proseguiamo oltre (Via Pretura) e fiancheggiamo la strada statale, di nuovo lungo la pista ciclabile.

Dopo S. Giovanni Bianco la pista ciclabile scorre lungo la gola del Brembo con altre gallerie; una di queste sottopassa il borgo di Cornello. Poi arriva alla Goggia (alt. 435), un luogo storico di divisione della valle - risale ai primordi della dominazione veneta - fra un ‘sopra’ e un ‘sotto’ con gli inevitabili campanilismi. Il termine significa in dialetto ‘ago’ e sottolinea la presenza di un varco stretto e pericoloso oltre il quale la valle si allarga. A un tratto si passa il Brembo su una passerella metallica per fiancheggiare il maneggio e l’agriturismo Ferdy. La stradina ciclabile s’insinua fra fiume e prati (qui non è stato possibile utilizzare l’ex-ferrovia) e giunge al Ponte delle Capre, un bell’arco in pietra, gettato sul fiume. Risaliva al XVII sec. Parlo al passato perchè l’alluvione del 1987 lo aveva semidistrutto, ma ora appare di nuovo bello come in origine. Poco prima di Lenna si riprende la vecchia strada ferrata, con la leziosa stazioncina recuperata, e si volge alla volta di Piazza Brembana (alt. 516), il capolinea della vecchia ferrovia. Per arrivarci, dato che il paese è posizionato su un terrazzo alla confluenza della laterale Valtorta, bisogna affrontare una lieve ascesa, quanto era quella consentita ai convogli sui loro binari.

 
Vademecum

Percorso ciclabile di fondovalle. La pista ciclo-pedonale segue il tracciato della ex-ferrovia di valle, in sede protetta.

Punto di partenza: Zogno, ponte sul Brembo di via Martiri della Libertà.

Punto di arrivo: Piazza Brembana. Distanza: 20.7 km

Dislivello in salita: 200 metri circa.

Condizioni del percorso: pista ciclo-pedonale asfaltata. Attenzione a mantenere il percorso all’altezza di Ambria, spostandosi sull’altra sponda del Brembo.

Altezza massima: 531 m a Piazza Brembana.

Altezza minima: 330 m a Zogno.

Segnavia: segnaletica della pista ciclabile e cippi in granito.

Dove mangiare: Ristorante Piazza Brembana, via Bortolo Belotti 70, Piazza Brembana, tel. 0345.81070; Agriturismo Ferdy (sul percorso, a Scalvino), tel. 0345.82235, anche per una merenda a base di caprini della valle, bresaola, carne secca di capra ecc. A S. Pellegrino Terme per una colazione, Pasticceria Bigio, via Papa Giovanni XXIII 60, tel. 0345.21038.

Dove dormire: Albergo-ristorante Piazza Brembana, via B. Belotti 70, tel. 0345.81070.

Indirizzi utili: Iat Valle Brembana, via S. Carlo, S. Pellegrino Terme, tel. 0345.21020, ufficioturistico@valbrembana.info


Itinerario inserito nella guida: A.Marcarini, La Strada Priula e la Via Mercatorum, Lyasis, Sondrio 2009.

 

Un treno sferraglia nella valle. Il rumore elettrico del motore, lo sfrigolio delle rotaie e il fischio del convoglio si propagano con una strana eco da una galleria all’altra. La valle è stretta, contenuta da alte montagne con poca terra e tanta roccia. I paesi si allungano assieme al fiume che li bagna: il Brembo, fiume generoso ma anche violento, se vuole.

Didascalia delle immagini. Nella striscia di testa, da sinistra a destra: una veduta di S.Giovanni Bianco; la ciclabile poco dopo Zogno; una delle molte gallerie con la sua suggestiva illuminazione. Negli acquarelli: in alto, il Casinò di S.Pellegrino Terme, in basso S.Giovanni Bianco vista dalla riva opposta del Brembo.

© Testi, foto, disegni di

Albano Marcarini